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L'esemplarità del Manager - Parte 1 di 3

03 Aprile 2017

Anche se non sempre è cosi, il Manager deve mantenere un comportamento esemplare in qualsiasi circostanza, in modo da essere seguito e imitato dal proprio team.

Questa esemplarità consiste nel motivare e spronare la squadra, non solo con le parole ma soprattutto con i fatti e con la proattività che un Manager, con la “M” maiuscola, deve necessariamente avere per potersi considerare tale.

Il lavoro del Manager non è da tutti, nè per tutti; coloro che ottengono questo ruolo devono essere consapevoli di ciò che tale mansione comporta: il manager non è colui che sta seduto alla scrivania, nel suo bell’ufficio, a dare ordini; il vero manager è colui che per primo si “sporca le mani”, desideroso di dare l’esempio alle sue risorse, consapevole che tutto quello che farà o dirà potrà piacere ad alcuni e potrà invece trovare il dissenso di altri.

L’importante non è solo godere delle vittorie, ma sapersi rialzare dopo le sconfitte, accettando le critiche che gli vengono rivolte.

Ma il manager incarna la perfezione?

Assolutamente no.

Il manager non è necessariamente il migliore del team, o meglio, non è necessariamente il più brillante del gruppo o quello che attira per primo l’attenzione; il manager è tale per cui le sue azioni nel tempo acquistano validità per la sua equipe, la quale lo riconoscerà come propria guida.

Perché il manager è esattamente questo: una guida che conduce la sua squadra al raggiungimento degli obiettivi, gioendo e/o soffrendo insieme a loro.

Non è né perfetto, né migliore: è differente.

Allo stesso modo, un Manager che si comporta in maniera troppo amichevole e per nulla autorevole con la squadra, non sta facendo del bene né ad essa, né a se stesso; infatti, così facendo le risorse non riescono a riconoscere in lui un leader, ma un “loro pari”. Non basta avere sul contratto di assunzione la terminologia di “Manager” perché egli assume il ruolo solo nel momento in cui la squadra lo riconosce come tale. Inoltre, se il lavoro svolto non porta i frutti previsti a causa di poca grinta e poca pressione, la responsabilità sarà solamente sua.

Il Manager deve essere in grado di gestire qualsiasi tipo di risorsa. Ne vediamo spesso di errori, o meglio dire “orrori”: Manager che ritengono sia necessario seguire costantemente solo le risorse valide, poiché quelle che non compiono il loro lavoro correttamente, sono quelle destinate ad essere lasciate a casa (ritenendo quindi una perdita di tempo formarle e dedicar loro più tempo); Manager che ritengono che non sia più necessario seguire la propria squadra poiché già formata al massimo livello (errato: così come il Manager non finirà mai di imparare, allo stesso modo anche il suo team ha bisogno costantemente di aggiornamenti e formazione).

Essere troppo presenti, è dannoso quanto non esserlo.

Sono esempi drastici, ovvio, però molti atteggiamenti di alcuni Manager, nel tempo potrebbero sfociare in orrori simili, ma nessuna azienda ha bisogno di queste persone nel proprio interno perché sarebbe come “tirarsi la zappa sui piedi, da soli”… purtroppo però molte realtà lo comprendono tardi, a loro spese.

 

Come potete vedere dal titolo, questa è solo la prima parte di un discorso delicato e più lungo, che tratteremo nel corso delle prossime settimane.

In specifico, nella seconda parte vedremo con maggior concretezza, quali azioni permettono ad un Manager di poter essere considerato esemplare.

 

Autore: Matteo Pontiggia

Pluriennale esperienza con ruoli di responsabilità in multinazionali del Retail, tra cui Decathlon, Ikea e Apple. Attualmente si occupa della progettazione e dell’organizzazione di Assessment Center e percorsi formativi per figure di Sales e di Management che operano nel Commercio.

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